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Azienda Sanitaria dell'Alto Adige | 12.08.2019 | 10:39

Sanità in Alto Adige, prime misure per migliorare il sistema

Una sanità più efficiente e moderna. Questo l’obiettivo dell’assessore Widmann. Progetti pilota per ridurre le liste d’attesa, in un anno saranno dimezzati i tempi al Pronto soccorso di Bolzano.

Sanità in Alto Adige, prime misure per migliorare il sistema (foto: USP/Ivo Corrà)ZoomansichtSanità in Alto Adige, prime misure per migliorare il sistema (foto: USP/Ivo Corrà)

Progetti pilota per ridurre le liste di attesa per le visite specialistiche, soprattutto nei reparti dove si registrano le maggiori criticità, una strategia per dimezzare nell’arco di un anno i tempi di attesa al Pronto soccorso di Bolzano grazie all’apertura di nuove strutture di assistenza sul territorio. Queste le prime misure che l’assessore alla salute, Thomas Widmann, intende mettere in campo per risolvere alcune delle principali criticità del sistema sanitario in Alto Adige. L’annuncio è stato dato questa mattina (8 agosto) durante una conferenza stampa. "La sanità altoatesina – ha ricordato Widmann - è una realtà complessa e diversificata, che offre alla popolazione innumerevoli servizi e prestazioni di ottimo livello caratterizzati dall’alta professionalità del personale medico-infermieristico e dal notevole livello tecnologico delle apparecchiature in dotazione".

Eccellenze e criticità della sanità altoatesina
Sulla base delle dichiarazioni degli utenti, i settori che riscuotono il maggiore consenso sono l’assistenza ospedaliera nel suo complesso, le prestazioni offerte presso i Distretti sanitari, il settore dell’infortunistica e del primo soccorso inclusa la traumatologia, il rapporto esistente e le prestazioni erogate dai medici di medicina generale, il “Tumorboard” della chirurgia oncologica, la messa in rete e a livello provinciale tra laboratorio e radiologia, la psichiatria pediatrica e dell’età evolutiva a Merano. Gli ambiti di maggiore criticità coinvolgono in particolare le liste d’attesa per le prestazioni specialistiche (in numerosi reparti sono superiori a quelli previsti a livello nazionale) ed i lunghi tempi d’attesa per accedere alle prestazioni del pronto soccorso di Bolzano.

Prime misure da adottare
In merito alla riduzione delle liste d’attesa per le visite specialistiche, Widmann ha annunciato che verranno avviati dei progetti pilota in alcuni reparti come dermatologia, oculistica, otorino-laringoiatria e risonanza magnetica. "In questi ambiti, attraverso una suddivisione del carico di lavoro tra i reparti operanti nei vari ospedali provinciali – ha spiegato Widmann - riteniamo di poter ridurre sensibilmente i tempi d’attesa". Per otorino-laringoiatria si prevede, entro il 2020, di poter effettuare oltre il 90% delle prime visite entro 10 giorni dalla richiesta ed oltre l’80% delle visite nell’arco di 30 giorni. Per la risonanza magnetica entro il 2020 oltre l’80% delle prestazioni potranno essere effettuate nell’arco di 60 giorni. In merito ai tempi d’attesa al pronto soccorso dell’ospedale di Bolzano Widmann ha dichiarato che intende “dimezzarli nell’arco di un anno” e già entro fine 2019 la media dovrebbe passare da 3 ore e mezzo a 2 ore. A questo scopo è già stato istituito nell’aprile scorso un Servizio di guardia medica (Service-point) presso l’ospedale di Bolzano, nel prossimo autunno verrà aperto un ambulatorio per le cure primarie ed a partire dal 1° dicembre verrà introdotta una compartecipazione ai costi per gli accessi impropri. Dal 2020, inoltre, verrà creata nel Distretto sanitario Gries-S. Quirino una unità complessa di cure primarie alla quale seguirà un’analoga struttura nel Distretto sanitario di Egna. La terza misura che l’assessore intende adottare riguarda la valorizzazione dell’assistenza sanitaria sul territorio. “Il fulcro – ha sottolineato Widmann - sono i 7  ospedali che dovranno sempre più operare in stretta sinergia con i medici di medicina generale, i servizi infermieristici rivolti alle famiglie e la cura domiciliare”.

Il sistema della sanità in Alto Adige
Secondo Widmann la realtà della sanità altoatesina va compresa nel suo insieme ed inserita in un contesto socio-economico che si colloca nella fascia più alta dell’Unione Europea. Senza contare che l’assistenza sanitaria a livello provinciale è di carattere universalistico nel senso che l’offerta sanitaria pubblica è garantita a tutta la popolazione, indipendentemente da reddito o status sociale, ed è presente in maniera capillare su tutto il territorio. L’offerta, dunque, va ben al di là dei cosiddetti livelli essenziali di assistenza (LEA) garantiti a livello nazionale. Nei 4  comprensori sanitari altoatesini vi sono complessivamente 20 Distretti sanitari che erogano ogni settimana oltre 17.800 prestazioni, 7 ospedali, 11 strutture sanitarie, 128 farmacie, 75 strutture specialistiche accreditate, 346 medici di medicina generale (63 dei quali sono pediatri) e nell’arco di un anno vengono effettuati complessivamente oltre 106.000 trasporti di pazienti. Ogni settimana, infine, vengono effettuate negli ospedali dell’Alto Adige, in media, 1380 operazioni chirurgiche, e le 11 strutture sanitarie non ospedaliere sono dotate di 352 posti letto.

Cambiamento demografico, malattie croniche, costi
Per l’assessore Widmann le principali sfide che la sanità dovrà affrontare sono rappresentate dal progressivo cambiamento della struttura demografica, dal trattamento e cura dei malati cronici e dagli sviluppi scientifici nel campo della medicina e della tecnologia. "A causa della piramide demografica – ha spiegato - è evidente che un numero sempre minore di giovani dovrà essere in grado, già nell’immediato futuro, di garantire l’assistenza socio-sanitaria ad un numero sempre crescente di persone anziane. L’aumento dell’età media della popolazione ha come conseguenza la crescita esponenziale delle richieste di assistenza". Un altro ambito particolarmente importante è appunto quello dei malati cronici che attualmente in Alto Adige sono circa 159.000 pari al 29,8% della popolazione. A loro è dedicato circa il 77% del bilancio provinciale destinato alla sanità. La terza sfida è rappresentata dall’enorme aumento dei costi legati all’adozione di metodologie innovative nella cura di alcune patologie come, ad esempio, epatite C e malattie oncologiche.

(USP/SF)



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